L
e fiere sono un posto caotico, dentro a dei padiglioni enormi, con il rumore di fondo che ti costringe a tendere l’orecchio quando ascolti e ad alzare la voce quando parli, cosa che tra l’altro aumenta il rumore di fondo e ti fa alzare ancora di più la voce, in un circolo vizioso che ti fa svegliare il giorno dopo con una voce profonda e rauca.
La Fiera di Padova, dove dal 27 al 29 marzo c’è stata la quinta Fiera del Cicloturismo, non è da meno.
Alle fiere non si chiudono affari. Non è vero sempre, non è vero per tutti, ma succede spesso. In un corso di formazione di qualche anno fa mi hanno raccontato che “prima di Internet” si andava in fiera per chiudere contratti, oggi la gente se ha bisogno di qualcosa lo cerca in rete, quando gli serve, non prima. In quel corso dicevano che le fiere sono nella parte altissima del “sales funnel”, quella della consapevolezza, quella dove serve far vedere che esisti più che far vedere quello che fai o, peggio ancora, quello che vendi.
A che cosa serve quindi nel 2026 spendere tempo, soldi, energie e la salute delle tue corde vocali per andare a una fiera?
Serve per incontrare le persone. Nelle slide del corso c’è uno schemino che, riassunto male, dice che prima devi “vendere” la persona, per la sua serietà, per la professionalità, per la presenza; poi vendi l’“azienda”, per l’affidabilità, la puntualità, l’esperienza; e alla fine vendi il prodotto o, nel mio caso, il servizio, per i fattori distintivi, i vantaggi, la redditività.
Ecco che quindi il venerdì, nella giornata riservata alle persone che lavorano nel cicloturismo, ho fatto un giro per i padiglioni e ho incontrato molte persone che conoscevo già e alcune che non conoscevo. Alcune sono persone con cui lavoro, perché sono partner di BikeSquare o perché abbiamo dei progetti in comune; altre sono persone con cui ho lavorato in passato e con cui abbiamo condiviso pensieri e idee sul presente e sul futuro; altre sono persone che ho incontrato più volte, magari perché eravamo relatori in qualche evento o perché ho visitato la sede della loro azienda. In qualche caso sono persone con cui hai fatto diverse videochiamate, ma che non hai mai visto di persona, a cui non hai mai stretto la mano. Tra una chiacchiera e una visita allo stand capita poi che ci si presentino delle persone nuove, aziende nuove, idee nuove e così vanno avanti le cose, le imprese, le fiere.
Anche quest’anno non ho chiuso nessun contratto alla Fiera del Cicloturismo, ma mi sono portato a casa delle relazioni con delle persone senza le quali BikeSquare non sarebbe quello che è ora.
Alle fiere si va anche per imparare: ci sono sempre un sacco di persone più intelligenti che ne sanno di più di me e che scrivono pubblicazioni, report, informazioni e che le condividono sul palco. C’è chi fa le presentazioni terribili con 700 parole per slide, quelli che sperano ancora che mettere un video nel .pptx faccia sì che tutto funzioni al primo colpo, quelli che ti mostrano immagini meravigliose e che ti raccontano esperienze trasformative, chi fa umorismo che non fa ridere e chi fa ridere davvero raccontando cose serissime.
Alle fiere, in una presentazione di 10 minuti, non puoi raccontare uno o più anni di lavoro o un report di 143 pagine, però puoi vedere la passione di chi ha fatto quel lavoro e farti venire la voglia di leggerlo quel report di 143 pagine. Qui non ho l’ambizione, né il tempo, né la voglia di fare un copia incolla di un comunicato stampa o di far riassumere il report da un algoritmo che usa un LLM per dirti di quanti punti percentuali è cresciuto il cicloturismo, di quante prospettive ci sono, dei fantastiliardi che puoi guadagnare entrando nel magico mondo del cicloturismo. Però ti posso facilitare lo scaricamento del Sesto Rapporto sul Cicloturismo “Viaggiare con la bici. La via italiana al cicloturismo 2026” [PDF 7 MB] redatto da ISNART e Legambiente in collaborazione con Bikenomist. È lui quello da 143 pagine, ci sono un sacco di cose interessanti. C’è anche il Cycle Tourism Index [PDF 4 MB], che è stato fatto per la prima volta quest’anno da Bikenomist insieme a Komoot. Alla presentazione hanno raccontato, con una rara trasparenza e ammissione di responsabilità, che il rapporto ha dei bias che sono spiegati alle pagine 5 e 6.
In ultimo, alle fiere si va anche per fare del turismo. Il venerdì la fiera apriva alle 10, ma gli eventi iniziavano alle 10.30 e quindi qualche settimana prima di partire ho prenotato una visita alla Cappella degli Scrovegni, come dice il sito: “capolavoro di Giotto e patrimonio mondiale UNESCO”. Ho prenotato per le 9:15, così avrei avuto il tempo di fare tutto con calma. Ero già stato molte volte a Padova, ma non l’avevo mai visitata. Per andarci devi sapere che è impossibile comprare il biglietto il giorno stesso, per cui organizzati e compra in prevendita. Prima di entrare devi fare 15 minuti di acclimatamento, nel mio caso ho visto un video (in italiano con i sottotitoli in inglese) che ti spiega bene che cosa vedrai; è fatto bene, ero seduto in una sala climatizzata con le pareti di vetri insieme a una scolaresca di adolescenti francesi e i loro professori. Poi ti fanno entrare nella cappella e hai 15 minuti per guardare, ammirare, fare foto e video senza flash e per uso personale. Poi suona una campanella e te ne devi andare. Avanti i prossimi.
Alberto